FABRIKÆ
1.
IN PRINCIPIO
Così com’era dato vedere
in principio era un solo punto
di luce – tenue - pallida all’orizzonte
e poi ancora mari violacei insondati
alte le coste rocciose quindi le terre
desolate in capannoni di plastiche grigio
le verdeggianti pianure a tratti di vie
di cui le principali in direzione di città
e fra le città, dunque, una in particolare
in essa oltre le periferie degli anonimi
e dei lottatori magri, nei bar o in coda
per la felicità, per l’emersione dal-
oltre le periferie addentrandosi in essa
era quello che si potrà dire un quartiere
o una città dentro alla città – fabrikæ -
dei suoi spazi, delle relative seduzioni
dei figuri agli angoli e delle suggestioni
già me ne avevano parlato, lungamente
penso: tutto sta nel lasciarsi andare
e dunque, sui passi incerti, varco la soglia
sulle pareti di vetro di un gabbiotto
un vecchio avviso strappato recita:
/ mostrare un documento d’identità /
-qual’identità è realtà?
2.
ENTER
Voi siete qui.
Prontamente
le quante cose che non comprendo:
a prima vista in un ampio piazzale
coperto da una bella vetrata viola
ai lati della quale scale, a chiocciola
e aperture che danno verso l’esterno
- sarebbe notte, ma insolitamente
è l’apparizione di un cielo limpido –
che a ben vedere si rivela dipinto
il cielo come il soffitto di un salone
posto ad un livello superiore, scale
a pioli, come volandovi, giungono
e da là suoni bassi e canti sguaiati
di entusiasmo – o così si direbbe
- sarebbe il silenzio, ma improvvise
mi compaiono fiumane di giovani –
dicendosi cose del tipo la sera
in cui sondai mi parve la situazione
o cose del tipo procurato il tutto
per l’operazione vandalismo anti
elettorale, ci sarete anche voi?
oppure cose del tipo una bellezza
immateriale è ciò che mi serve lei
ed in risposta mi consiglieresti
dunque di rivolgermi altrove
dicendosi le quante cose che non
comprendo - ridendone molto
ma allo stesso tempo con serietà
che io pensando estrema, in principio
se non nudi malvestiti in volti tinti
(ancora il viola) li vedo muovere
verso un corridoio che dall’angolo
apre in una specie di rampa storta
a scendere, a graduale allargarsi
e farsi sempre di più di di un giallo
di luce intensa, mi di di dico l’onda
mi volto m’affascino e distraggo
- le quante cose che non comprendo
che non annoto, necessarimi dettagli -
non prima di-
sentirli tutti ridere io m’accodo
non prima d’osservare una mappa
/ una scritta recita: ecco la mappa /
affissa di lato dove dal lato partono
in scie di colori accesi- flash- linee–
ed un fascio di rette a convergere
a margine del quale un punto
con vicino scritto: voi siete qui.
3.
PROPOSITO
Del non ritorno.
Ecco, mi sono detto – restandomene in piedi di fronte alla mappa - da questo momento in poi annoterò ogni cosa, questa sarà forse la mia esistenza, ovvero in questa giornata particolare io ho deciso che in modo matematico e rigoroso, a distanza di brevi involontari intervalli mi metterò a sedere qualsiasi sia la situazione in cui mi trovo e dopo aver fatto il silenzio, annoterò ogni cosa mi potrà essere d’aiuto contro le quante cose che non comprendo intorno e nello specifico le quante cose che non comprendo dello spazio che tutti chiamano fabrikæ, in secondo luogo dei suoi personaggi, infine di me, quindi, così com’è stato deciso mi sono definitivamente equipaggiato negli occhi.
Penso. Da questo esatto momento non credo ci sia più ritorno.
4.
IL SALONE DELLA DISTRUZIONE
Questi i nostri miti d’oggi?
Se non nudi malvestiti in volti tinti
(ancora il viola) li vedo muovere
verso un corridoio che dall’angolo
apre in una specie di rampa storta
a scendere, a graduale allargarsi
e farsi sempre di più di di un giallo
di luce intensa, mi di di dico l’onda
mi volto m’affascino e distraggo
e dunque decido – io che li seguo.
Una volta entrati nel salone, bisogna farsi largo fra la gente che dappertutto e non sta zitta – anzi – come se non bastasse urla, gesticola, si sposta senza motivo. Alcuni deambulano come inebetiti, i pensierosi, m’impediscono di passare se non spingendoli via. L’aria è satura di fumo, dopo qualche passo sento puzza di non so che, pungente, acre, ma nessuno che se ne interessi. Sulla parete della prima sala dove sono capitato, spinto dal flusso di questi strani personaggi, ovunque, stanno proiettando delle fotografie. Sono le immagini di quelli che dovrebbero essere i miti di questa nostra epoca stanca, almeno nelle intenzioni di un ragazzo che ogni tanto si avvicina alle strumentazioni e regola velocità, luce e quant’altro. Sulla parete c’è un cantante rock con la faccia da cadavere e i pantaloni traslucidi e attillati, nell’atto di strofinarsi il bacino sull’asta del microfono. Ci sono due biondine, due modelle o attrici, non che ricordi, fermate l’istante in cui si baciarono in diretta televisiva, in occasione di un evento musicale. E in successione ancora un prete incatenato per protesta ad un portone, al suo fianco due capelloni con l’espressione da invasati. L’ultimo scatto che vedo prima di distrarmi, immortala un politico dall’enorme muso di maiale che in uno studio televisivo se la intende con una famosa soubrette sedutagli al fianco, probabilmente durante un fuori onda. Qualche risata attorno a me, ma non mi è chiaro se il tutto sia vissuto in un modo sacrale oppure se sia ironico, l’intento che sta dietro le immagini, fino a quando non mi appare l’ultimo fotogramma proiettato. Nessuna figura stavolta, sullo sfondo nero solamente una scritta bianca in stampatello: / combattiamoli con l’indifferenza /. Infine mi ritrovo a ridere insieme a tutti gli altri in un’atmosfera che si direbbe quella di una setta, o di una qualche riunione segreta. E con un’analoga sensazione di mistero li osservo tutti mentre sciamano fuori dal salone chiacchierando a piccoli gruppetti.
Seduto per terra in un angolo della stanza, guardandomi attorno prendo questi appunti disordinati.
5.
INTERMEZZO
Del silenzio primo.
Silenzio attorno, le rimanenze dei passi
ora che l’atmosfera svuotata e le scritte
si rivelano non più celate ma tracciate
sulla parete da troppe differenti grafie
perché sia possibile enumerarle
più grande delle altre ai piedi della quale
sul pavimento intitola la dicitura:
6.
LA PARETE DELLE MOLTEPLICI ESPERIENZE
Assuefatti alla parola.
(leggendo e rileggendo i riframmenti)
__
E’ l’alba
ore su ore ed il bere
il fumare sigarette
ed ancora il bere
stiamo sul marciapiedi.
__
Null’altro che questo io posso:
denudarmi indossando una penna.
__
Speriamo
che nuoccia
gravemente a voi
ed al vostro equilibrio.
__
Stanotte
l’inopportuna mano del Dio
si è appoggiata fredda
sulla chimica del mondo
interrompendone i pensieri.
__
Abbonati alla fantasia sfrenata
abbandonati- e che ti s’imprima
in mente in tutti i suoi sottolivelli:
tu che non sei un semplice fruitore.
__
Guardare in faccia la vita
è questo: amarla per quello che è
credersi quotidianamente dei geni
- i miserabili geni del davvero nulla -
nonché: possibilmente lasciare tracce.
__
I tentativi di fuga si compiono nudi
e gli involucri esili misurano i passi
lungo un corridoio infinito
non fuggiamo altro che da noi.
__
Parole scarne in rivolta
e a mento alto
contro l’inopportuno.
__
Scrivevo parole originate da un copioso flusso emotivo, parole come parole originate da un copioso flusso emotivo, parole come parole come parole come/
__
Lodato, sia cazzo lodato
il mio vagare per le stanze
senza fiato.
__
(una parete di troppe differenti grafie
perché sia possibile enumerarle tutte
leggerle e provare il particolare gusto
(ciò che pensavo nella solitudo del salone)
perché in fondo le parole - quando scelte
accuratamente – non sono altro
che baci umidi di lingua).
7.
INTERMEZZO.
Dello spaesamento.
Dopodiché credo di aver dormito, la testa inclinata, la schiena aderente alla parete ed il culo per terra.
In lontananza, oltre la porta del salone che ora è aperta, sento venire dal corridoio una musica suadente e rossa.
Mi sorprende ricordarmi dove mi trovo.
Mi sorprendo a ripensare alle molte aspettative, ai racconti strappati ai barboni nei vicoli, agli stickers sui pali dei lampioni inseguiti l’uno dopo l’altro dal momento che si trattava degli unici indizi di cui disponevo, alle voci di terza e quarta mano che mi hanno permesso di giungere fino a fabrikæ.
Rigirandomi fra le dita il taccuino – queste nostre imprecise pagine – è come se le ultime parole che qui rileggo mi permettessero di risolvere questa specie di amnesia che mi ha colto.
In queste condizioni ricordo, e mi sale l’eccitazione insieme a qualcosa che assomiglia a senso del dovere
ripensando al proposito del non ritorno
mi dico: “Ho troppe altre cose da vedere per oggi.” Infine mi decido a seguire la musica inoltrandomi nei corridoi.
8.
PROSPETTIVA DEI CORRIDOI
Prima.
Odore d’incenso diffuso
l’accezione dolce del
sentire sudore vita e
ritmo di tamburi paremi
in sottofondo, i piedi
miei sincroni ( notare:
qualcuno s’è preso
in prestito le mie scarpe
e in cambio m’ha vestito
delle infradito fucsia )
nel sonno può succedere
di peggio che camminare
in corridoi senza sapere
né dove né soprattutto
perché
-perché mi sento
come se dormissi ancora?
come già detto:
più in su in blu su bianco
inchiostro affatto anonimo
come già detto:
seguo la musica rossa
che suadente m’invita
ed intanto mi guardo
intorno, fintanto
[ including: ]
[ SULLA PARETE - Un Cristo
C’è questa riproduzione
di un Cristo affisso croce
che teneramente mi fragile
e con il sorridere incongruo
e gli occhi, i palmi macchiati
e questo baloon per cui dice
-se me lo avessero spiegato prima
forse, una qualche esitazione in più
come facendoci l’occhiolino
ironia del sacro, ora e qui:
risulta ancor più fragile e dolce. ]
Prima prospettiva dei corridoi:
io che continuo a camminare.
9.
STANZA DELL’ESIBIZIONE DEI CORPI
Nota: questo è tutto ciò che sono riuscito a trascrivere prima che qualcuno riaccendesse lo stereo – ancora quella musica – e prima che la maggior parte di loro sfilasse via dalla stanza. Lei ci si è presentata come la carismatica. Parlando così.
Una sigaretta come accompagnamento è sempre cosa gradita, opportuna.
[ La vedo passare in mezzo ai ragazzi tutti seduti per terra ed offrirne da una custodia elegante di legno bianco. Una voce dal fondo della stanza: “Di quale esotica marca sarebbero oggi?” Tutti gli altri che ridono.]
Poniamo che sia notte, al limite può essere anche una di quelle serate invernali in cui fa buio prestissimo. Due tendine, in mezzo uno scorcio sottile d’interno arancione, caldo, piastrelle da cucina, un cuscino con ornamenti arabeggianti, con la mano scostate un poco la tendina di sinistra per vedere di più. Nel caso non sia possibile, immaginate solamente di scostarla, così da allargare la vostra ridotta visuale. E poi aspettate senza mordicchiarvi le unghie, se riuscite. L’immaginazione: è questo il discrimine che permette alla situazione di diventare più interessante. Similmente quando leggete un libro, le anticipazioni sulla trama o sul destino dei personaggi fanno parte del piacere che l’autore ha concepito per noi, anzi, sono di gran lunga la parte più grande di quel misterioso ed insensato piacere che la lettura offre. E inoltre: immaginate e nell’attesa che su quello sfondo arancione compaia il fatidico personaggio, o perché no, l’eroina delle tue adolescenze, nell’attesa la vostra mente sta con tutta probabilità occupando lo spazio rimasto con altro. Ricordi, associazioni d’idee, voci, la memoria emotiva ritorna a partire da minimi particolari che apparentemente non significano nulla: le caramelle con la cartina verde, scritto sul muro in rosso, la tesa ondulata, curva pericolosa, peage un kilometre, sinuosa muoveva l’anima sua, ribassi qui e saldi autunnali più in là. Dicevamo, particolari che non significano nulla ma che sono stati concepiti esattamente per quello. Hanno una loro precisa funzione, un’utilità, ecco, loro servono. Per concludere il paragone: credo sia possibile stimare che le pagine di un capolavoro siano per il novanta per cento composte non di parole ma di intere frasi inutili, non funzionali alla trama o alla descrizione, ramificazioni secondarie, terziarie, e così via, costellazioni oscure o cangianti dove non c’è gravità che tenga e dove noi – poveri lettori – approdiamo confusi e da lì ci prepariamo ad assumere la forma attentiva che ci corrisponde. Ci prepariamo ad affrontare il ritorno della suspense e delle mille storie che si sovrappongono in questo nostro capolavoro che abbiamo qui ipotizzato.
[ Registro un’altra ben accetta interruzione: “Le caramelle con la cartina verde- la camicetta scollata della tipa seduta qui al mio fianco- e prontamente il ricordo del catechismo impartito nella prima adolescenza- la cecità…” Ed altre risate. Ride anche la giovane carismatica che prosegue come se recitasse. ]
Questo per dire che sbirciare all’interno delle finestre lasciate socchiuse, nascosti dal buio, è sicuramente più affascinante che leggere un libro, per quanto valido possa essere. Si, sono una voyeur, lo ammetto anche io come del resto dovreste fare voi. Sono una voyeur ma con delle convinzioni di fondo decisamente solide. Ho delle prove e ve lo dimostrerò. Per esempio: nessuno ha mai scritto qualcosa che sapesse convincervi della “sua” realtà, della condizione reale e concreta della parola, intendo, nessuno è mai riuscito a farvi davvero dimenticare che in fondo si trattasse di carta. Ma il punto non è nemmeno questo. Perché anche ora, tornate ad immaginarvi in quella serata invernale, anche ora è bastato che scostassero una tendina a far finire tutto il piacere. Il punto è che in nessuna pagina letta voi avete davvero mai avuto l’impressone di poter influire sugli eventi, in maniera reale, pensateci. E’ il piacere del voyeur e ha come corrispondente, in colui che scrive, il piacere esibizionista del masturbarsi in pubblico.
[ Con mia sorpresa iniziò a sfiorarsi appena, in maniera ritmica e con grazia, attraverso i tessuti dell’ampia gonna che indossava. ]
Nel caso peggiore i due piaceri sono presenti alternativamente nella stessa persona. Rifletteteci e smettetela di fissarmi così. Non avete mai visto una donna eccitarsi?
10.
VOCI
Dopo la lezione sono rimasto a chiacchierare con tre di loro e mi rendo conto che oggi è la prima volta che scambio parole con qualcuno. I giovani, tutti ragazzi, si sono trattenuti nella stanza a bere birra su di un divano che inizialmente non avevo notato per via della calca. Me ne offrono una.
Non è che mi coinvolgano tanto nella loro discussione, a dire il vero non mi hanno ancora fatto una vera domanda, ma noto con piacere che si premurano di spiegare tutto con una qualche precisione di modo che anche io possa capirci qualcosa.
Vengo a conoscenza sostanzialmente di quattro cose:
1. La carismatica che ha appena tenuto lezione si dovrebbe chiamare Dalila.
2. Oggi è stata la sua prima volta.
3. Nessuno dentro a fabrikæ possiede orologi o marchingegni simili.
4. E infine vengo a sapere che si respira un’aria nuova da alcuni mesi a questa parte.
A un certo punto il più silenzioso dei tre, credo abbia una quarantina di anni e veste un’incredibile tuta sportiva giallo fosforescente, ha avuto con me un dialogo piuttosto strano. Ho registrato anche questo.
“Ragazzo, sei già andato in bagno?”
“No. Non so nemmeno dove si trovi.”
“Dunque sei nuovo di queste parti?”
“Già.”
“Ehi ragazzi, non è ancora stato in bagno il nostro amico. Quindi dobbiamo assolutamente mostrargli una cosa importante, non è vero?”
E a questo punto mi guarda dritto negli occhi ammiccando in modo strano. Li seguo e una volta arrivati mi lasciano nuovamente da solo – comincio a farci l’abitudine oramai – accennando a delle imprecisate cose da fare. Ci salutiamo.
11.
ROTOLO DELLE DIECI NORME.
Il terzo millennio è nostro.
Un’etichetta sulla porta invece della più consueta uomini o in alternativa donne, recita: Il terzo millennio è nostro. Quello che segue lo trascrivo dal rotolo della carta igienica.
I.
Amplifica il dubbio e le sovversioni che conducono al tuttorelativo.
II.
Sia conforme il tuo gusto, l’opinione non sostanziale ma brillante.
III.
Ruba in misura discreta dove banalmente concesso.
IV.
Sii assiduo, sii sorridente nell’iperveloce stupidità.
V.
Non osare domandare se non vorrai che sia chiesto a te.
VI.
Ricordarti di rimuovere ad ogni livello.
VII.
Non adagiarti nella calma, il mutamento è mimetico.
VIII.
Riproduciti con esattezza, il sentimento è alfanumerico progressivo.
IX.
E che le eventuali mancanze non turbino mai le strutture superiori.
X.
Degli anonimi sarà il pianeta, dei cinici la decisione ultima e la responsabilità dell’esito, lucidità ad oltranza, che regni oltre l’uomo. Ad ogni costo e sacrificio.
12.
INTERMEZZO.
Dello spaesamento secondo.
Dopodiché credo di aver dormito, come sopraffatto, la testa inclinata, la schiena aderente alla parete del bagno ed il culo per terra.
In lontananza, oltre la porta che ora è aperta, sento venire dal corridoio una voce che tuona definitiva: “S’attiverà fra non molto il laboratorio sulla moltiplicazione dell’immaginario con party conclusivo a seguire.”
Mi sorprende ricordarmi dove mi trovo.
Mi sorprendo a ripensare alle molte aspettative, ai racconti strappati ai barboni nei vicoli, agli stickers sui pali dei lampioni inseguiti l’uno dopo l’altro dal momento che si trattava degli unici indizi di cui disponevo, alle voci di terza e quarta mano che mi hanno permesso di giungere fino a fabrikæ.
Rigirandomi fra le dita il taccuino – queste nostre imprecise pagine che si moltiplicano via via – è come se le ultime parole che qui rileggo mi permettessero di risolvere questa specie di amnesia che mi ha colto.
In queste condizioni ricordo, e mi sale l’eccitazione insieme a qualcosa che assomiglia a senso del dovere
ripensando al proposito del non ritorno
mi dico: “Ho troppe altre cose da vedere per oggi.” Infine mi decido a seguire le indicazioni della voce inoltrandomi nei corridoi per cercare dove si dovesse svolgere il laboratorio.
13.
PROSPETTIVA DEI CORRIDOI.
Seconda.
Odore d’incenso diffuso
questi piedi miei sincroni
(notare: avere come avere
l’impressione del già letto
maybe: in vite precedenti)
o nel sonno, e credetemi
sappiamo più di quello
che mai diremmo
in parti oscure dentro le
mappature inesplorate
in molteplici noi le
profondità infine
in noi
(c’è più di quello
che mai diremmo)
solo a camminarci
senza sapere né dove
né soprattutto perchè
-perché non sento più
attorno suoni o similari?
-perché darle il nome fabrikæ?
-perché mi hai interrotto? Dice
ed inizia a monologare addosso.
[ including: ]
[ CONTEMPORANEAMENTE – Un monologo
“Perché mi hai interrotto? Tu devi sapere che contemporaneamente, in questo preciso istante, nel mondo accadono fatti inesplorati. Vlades Markij, un uomo sessantenne, sta spaccando legna appena fuori dalla sua casa che dista qualche chilometro da Debrecen, in piena e brulla campagna ungherese. Morena Vidigal cammina a piedi scalzi sul lungomare di Rio de Janeiro e sta pensando all’espressione del piccolo Luiz quando gli porterà la conchiglia appena trovata, gliela appoggerà con delicatezza all’orecchio, e gli racconterà per la prima volta in vita sua, la storia del canto dei delfini racchiuso in quel minuscolo oggettino striato d’azzurro e terra. E anche: in un’aula della University of Detroit Mercy, Mr. Jerry Bails si soffia il naso al termine della lezione di Scienze sociologiche e valuta con saccenza l’incedere falso e atteggiato della maggior parte dei suoi alunni mentre scivolano fuori dall’aula. Inez vaga per le strade di una baraccopoli a città del Messico, si gratta con furia una ferita sulla coscia che le si sta infettando e la disturba molto, dal momento che dovrebbe poter camminare più velocemente per raggiungere il buon Felipe e racimolare qualcosa per il pasto. E inoltre: niente da fare per Liu Yu Ying - questa volta si aspettava che suo padre si fidasse a lasciargli la responsabilità del bancale del pesce, al mercato, e si dimenticasse dell’incidente della settimana prima. Fernando il figlio maggiore dei Santamaria fuma l’ultima sigaretta prima d’addormentarsi, affacciato alla finestra di un appartamento nella periferia di Palermo e sente gridare da una delle case dei piani inferiori. In questo preciso istante, contemporaneamente accadono fatti minuscoli ed altri che cambieranno il corso di alcune migliaia di vite – forse milioni - a Göteborg venti coppie, perlopiù persone di mezza età, stanno facendo sesso - in Alexander Platz, Morris, dai capelli tinti di rosso, calcia una lattina di birra vuota maledicendo Dio e infine – in questo stesso preciso istante – a Trieste c’è un uomo piuttosto robusto che cammina tenendo un sacchetto di plastica in una mano, e nell’altra un quotidiano del giorno precedente. Infine: contemporaneamente tu che te ne vai fino al fondo di questo corridoio per partecipare al laboratorio, carico di aspettative, e non immagini minimamente cosa ne sarà di te una volta fuori da fabrikæ. Nulla sarà più come prima, credimi.”
Improvvisamente si zittisce e prosegue in direzione opposta. ]
[ including: ]
[ U.
In città, le sconnesse menti ricevono frequenze inafferrabili di una trasmissione notturna, le deliranti frasi - errabonde nei territori metallici: è grigiocolore - inadatte ma potenti nel loro intimo e rivoluzionario esserlo. Frasi come. Pro perpetua poesia. Frasi come. Quell’impercettibile movimento da compiere per andare incontro al destino. ]
Seconda prospettiva dei corridoi:
io che continuo a camminare
(da compiersi per andare
incontro al destino)
e giunto una volta in fondo
m’arresto di fronte alle porte
del laboratorio.
14.
GLI ANTI.DOTTI.
Razza in estinzione?
_AFFISSO ALL’ENTRATA
CORSO: ammiccamenti di – anarchiesia –
SEMESTRE: primo PSP [PostSolidificataPoesia]
CATTEDRA: di certo non di ruolo, improvvisata
ARGOMENTO: la moltiplicazione dell’immaginario
SI RILASCIA ATTESTATO: d’incondizionata stima.
La sensazione è diametralmente opposta a quella che provavo quando sedevo in aula e ascoltavo i discorsi pomposi e concentrici di gente che dicevanono più autorevole di me. L’indottrinamento era sottile ma c’era: è il controllo delle menti. Oppure il fastidio che correva lungo le corde vocali, la voce stridula delle madri quando si interessano alla nostra vita, le loro domande: il controllo degli spostamenti. O come ascoltare scambi di battute nei talk show alla televisione e frasi degli esperti del trendy e ancor peggio dei cretini che popolano le pubblicità: è il controllo dei desideri, che a sua volta non è altro se non il controllo inflessibile delle individualità, annullate infine, costrette ad appartenenze di e agli oggetti. Ed infine il controllo del poco tempo che abbiamo a disposizione, ogniqualvolta, per esempio, mi costringono in situazioni sbagliate nelle quali dopo cinque minuti, irrimediabilmente, finisco per stancarmi. Alla lettera: soffocare.
Qua, seduto per terra, con la maglietta che ci è stata data sopra la quale è scritto ironicamente il numero di matricola di ognuno noi, intuisco che le sensazioni saranno molto diverse. Mi avvisano che quando vorrò potrò intervenire liberamente. E che quando il laboratorio sarà disattivato per dar corso alla festa mi consegneranno gli appunti della lezione. C’è una strana atmosfera di eccitazione collettiva. Io dal canto mio devo solo ascoltare e intervenire quando voglio. Alla lettera: incondizionata libertà d’esprimersi.
15.
LEZIONE NUMERO ZERO
Appunti di un poetry sequel.
_ MEDIAMENTE IGNARI DELL’ESITO
SONO INTERVENUTI CON PROFITTO:
matricola 05333 [ Matita ]
matricola 04977 [ Le mot immaginaire ]
matricola 02121 [ Lutenteanonimo ]
matricola 06660 [ Ruggiero Rizzitelli ]
matricola 07723 [ Alessandro Ansuini ]
matricola 03345 [ Sorenius ]
matricola 05529 [ Piccolakappa ]
&
il signor rettore /fingendo di censurare.
_ APPUNTI
Seguimi in queste contorte
mie, no che non devi avere
non possedere più, devi non
tu non mi devi mai avere paura
- del folle finanche del nuovo –
nonostante
in crescendo di verità.
_____
[matricola 03345
alzandosi in piedi di scatto
gesticolando una lingua furiosa]
Cerco cercando dentro me
un territorio da non esplorare,
una strada di cui conosco le diramazioni,
qualcosa di solido,
da sgretolare forse, anche questo
-col resto che non potevo lasciare com'era
col resto che non volevo lasciare dov'era-
e cerco, e cerco apparizioni che si concretizzino,
qualcuno che si fermi, almeno per un istante
in più del solito guardarmi per piangermi addosso
e volo da destra a manca,
-infatti da un po' una non c'è-,
e vedo storie, storia e fatti storici, tutto confuso,
delle tre non più so chi sono, non più so chi vedo
d’altronde,
nemmeno esisto.
_____
[matricola 05333
interviene dal primo banco
e con tanto di desuetudini]
L’idea di un vespro
mi obnubila il vanto,
feticcio di mestiere
caricato a salve
brusio (sia) lodato
spoglio di santità
ma il tempo è vecchio
e non sa cosa fare
distende il vero
e mi ritrova attorta
ad annoiarmi nelle tue
miserie.
_____
Dissi il contorno è freddo
e intorno tutto questo s’addice
ad un episodio d’ultima serie
ultimatum alle comparse
da parte del regista, scandisce
sillabando
il ban do – fuori concorso:
[pregasi
compitare piscio a tratti leggeri.
- e le mutande, le mutande
che siano ben calate! ]
in numero di 1 (un) posto
con qualifica d’autentico attore.
_____
Contraddizione in termini
è poesia dell’immagine.
_____
[matricola 03345]
Poesia dell'immagine,
del poco a cui togli il contorno e diventa tanto,
del continuo saltare a colori da un marmo lucido a un mattone d'argilla,
tutto risplende a leggere i tratti,
e pure confonde e trascina la mente tra l'onde di viaggi pur troppo rischiosi
e lirica apre tormento,
tira di sponda e confonde,
pur sempre confonde.
_____
[matricola 05333]
Lirica struggente che abbandoni la mia fede
devastandomi per intero con l’invenzione
del movimento
- Fermati dannata!
Fermati ed ingoiami.
_____
Gli esperti hanno accertato
che la teoria della perpetua finzione
la quale ci domina e imperversa
è vera
allo stato delle attuali cose
irreperibili fondi per le ricerche
/ intelligenti e a tappeto i bombardamenti
in saldo, le munizioni/ / censured /
ma nonostante ciò:
irreperibili fondi per ulteriori ricerche:
casalinghe sociologi la tutta razza umana
è in attesa.
_____
[matricola 02121
irrompe dall’ultimo banco
senza nome né volto - coscienza]
E’ in attesa.
Di un predicatore scalzo e con gli occhi a mandorla.
Di un convertito della New Economy che noi sovverta.
Di ordigni che non feriscano ma li ridicolizzino a dovere.
La tutta razza umana è in attesa
di chi li possa sostituire nel ruolo
di sconfiggere l’estinzione.
Intanto le casalinghe e i sociologi si scaccolano.
Le casalinghe perfino scaccolano i sociologi
ed io intervengo a sproposito, e me ne vanto
così chiosando. S’estinguono coloro che attendono.
_____
Intanto beviamoci un caffè.
_____
[ matricola 05529
con una voce incerta
recitando meno del molto che]
- Dove ci troviamo?
- Dove tu vorresti.
- Altrove.
- Quanto lontano dalle partenze?
- E’ forse necessario aver viaggiato a lungo?
- Potresti essere più lontana di quanto immagini.
- Adesso solo scelgo ciò che vivo.
- Credi di essere così libera?
- Cosa te ne pare?
- Direi che ti stai concedendo solamente una pausa.
- Facciamoci almeno un po’ di compagnia.
Mi scusi dottore, ci porti due grappe corrette al caffè.
_____
Dicevamo delle teorie
lasciano il tempo che trovano
di queste mezze verità tacev-
polemizzando coi camerieri
tutti giorni si litigava poi pace
viaggio- avventure- letture- follia
la creatività e il disimpegno rigeneranti
dicevamo dei desideri
riconoscendo in anticipo
che si trattava di bei tempi
(quelli)
un mini sproloquio (questo qua su).
_____
[matricola 05529]
-Credi fossero bei tempi?
Chi ha tempo non aspetti
tempo
( così si dice e non si fa )
perché non torna tempo
a dar vita ai desideri
desidera
( è ricordarne l’essenza )
ardentemente.
_____
Qualcuno
che in attesa di fondi
c’invalidi la teoria della perpetua finzione.
_____
[matricola 02121]
Qualcuno che si sostituisca a noi.
Non se ne ha tempo né se ne ha voglia.
Non credo che ne avrei la forza.
Signor maestro mi sta scadendo il parcheggio.
_____
E dunque in maschera!
un impeto di lirismo
alla maniera di Jim
vorrei scoparmi / censured /
[vorrei scoparmi M. - matricola 06660]
fu così che mi toccò l’esilio
in Friuli Venezia Giulia.
_____
Non paghi d’indefinire
dicono anche che la poesia
sia sospensione
oltre che rara
oltre che vaga
oltre che vana
[completa la lista]
ne deduco
che essendomi il viver sospeso
e senza certezza alcuna una / censured /
ne deduco
che la poesia sia assolutamente invivibile.
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Similmente a me
le teorie lasciano il tempo che trovano
se non condivise
o per dirla: invece che questo
avrei dovuto studiare, io
ed invece quello che avrei
o dovrò lavorare un domani
contribuire
risparmiare
subaffittare
/ mi domando perché poi? / / censured /.
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[matricola 07723
lascia scritto su tutti i banchi
l’inquietante traduzione dall’arabo]
Tossici e colletti bianchi
a respirare sopra il fumo dei cappuccini stamattina, briciole e radio, la popolazione
s’è disinnescata come una bomba bagnata, un uomo in strada
sapeva a malapena il suo nome, la signora passò velocemente
lungo il viale assolutamente stupefacente e inconsapevole
come un morbido cerchio di polvere che rotola
sul pavimento di una cucina invasa dal sole
gli acerrimi nemici dei bongos sfilano in sequenza
come denti di un pettine, sarà per una disgustosa coincidenza
o per il disgustoso non coincidere dei fatti romantici,
dei fatti come li avevi immaginati, che la tragedia
ti sorprende in piedi in cucina, la donna
con una vestaglia ingrigita, sbracata, con la cinta
lenta e penzolante come una lingua,
lui con i peli diritti sulle cosce mentre sugli stinchi
il prolungato indossare dei calzini gli ha lasciato un territorio
liscio come un osso; con la pelle trasparente, non siamo i personaggi adatti
alle situazioni non c’è niente da fare, niente greta garbo niente
marlene dietrich, siamo rigidi come tanti alvaro vitali,
i personaggi dei romanzi sono sempre al posto giusto
nel momento giusto, così vivi, così decisi o indecisi, non fa differenza,
le cose gli accadono e loro sono lì, come dentro un film,
mentre lei urla e ha la pelle che odora di crema
ha gli occhi struccati, lui una silohuette di hitchcok
stagliata contro una tenda alla cui estremità
pendono i peli sottili dai lasciati dai gatti, così carezzevoli sul pavimento.
Alcuni prenderanno la forma di cerchi, e rotoleranno fin nella cucina.
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Infine qui
se mi censurano
addirittura la chiusa
non posso di meglio che:
- Dici che si possa scrivere la parola “spritz” all’interno di una poesia?
- Intanto beviamocelo.
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[matricola 04977
arrivata in ritardo dalla Svizzera
semplicemente brinda a quanto scritto]
- Dici che si possa scrivere la parola “spritz” all’interno di una poesia?
- Intanto beviamocelo.
- A’ votre santé, jeunes terribles.
16.
Fu così che mi sommersero. Fu così che a seguire, l’atmosfera brulicante e partecipe si ruppe perchè ebbe inizio il party. Fu così che lasciai penna e taccuino al loro destino.
“Sono troppo colmo.” Mi dissi.
“Altri concluderanno al posto mio.”
Aggiunsi e fuggii da fabrikæ passando in mezzo a nugoli di ragazzi già sudati e danzanti ed entusiasti. Non sapevo come sentirmi per aver tutto visto e sentito. Un privilegiato o un malcapitato? Ero solo sicuro del fatto che tutti loro ignorassero quanto l’estrema libertà gli avrebbe prima o poi nuociuto. Ed ero sicuro al tempo stesso che questa loro incoscienza li avrebbe mantenuti puri.
Lasciai il taccuino di fianco a una spillatrice di birra scura che ora stava appoggiata su quella che assomigliava a una cattedra – qualcuno lo avrebbe di certo raccolto – lasciai ad altri la penna e cercai il modo di uscirmene da fabrikæ.
17.
PARTY.
Conclusivo.
Il soggetto
e’ stato individuato:
immobile figura fuori luogo
la sigaretta condizione complice
e le mani sudate (si direbbe fugga).
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E’ come se sentisse -infilato di traverso nella polpa dello stomaco- un braccio possente, invadente in movimenti rotatori impressi fino all’origine dell’intima angoscia, che di colore viola in gradazioni tendenti di atto in atto a scurire verso il nero perfetto -l’immobile destinazione di chi in vita propria muore- come se avesse occhi gonfi e pupille serrate e confuse nella trama fitta di rosse vene in rilievo fra le palpebre a scoppiare - come se fosse un’assenza ed un fantasma l’unica compagnia che si concedeva attraverso le giornate - nei gesti al rallentatore e nel guardare intorno sapendosi inadatto alla furia di chi si dimena pochi metri da lui.
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Si pensa
che la fuga
a passo lento
dalla folla invisibile
sia per il corpo necessità
e per la mente costretta - distensione
color bianco.
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Il rituale catartico di danza
inesatta mozione espiatrice
al ritmo d’elettronica nel petto
con il corpo sudato gli spostamenti
in circolo attorno al falò di neon
intermittenti e brillanti strumenti
che troneggiano imperiosi definitivi
sulla tribù dei furono capochinati.
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Ma c’è anche chi afferma
di averlo visto camminare
dignitoso ed eretto -ampio-
oltre schiere di forti mani
protese
(che balbettavano sottotono
offerte rateali di conforto)
di averlo sorpreso inginocchiato
sull’asfalto appena pochi metri
oltre l’uscita di fabrikæ
con gli occhi furono ingenui
all’altezza degli occhi bambini
per un motivo da nulla
(aggrappato con furia ossessiva
ai loro doni in purezza)
di averlo sentito al contempo
laddove si nota la misura
della sua tenacia
parlarne e domandare a tutti:
-quanto potrà costare libertà?